20 ottobre 2015

La birra nel bicchiere

A canna di certo no, nella “plastica” tanto meno, ma la ricerca spasmodica e spesso insensata del bicchiere “perfetto” mi pare che ci stia portando lontano dall’emozione principale che la birra mi deve trasmettere, ovvero “il piacere di berla”. Ho sempre guardato con malcelata invidia gli esperti sommelier del vino roteare, annusare, e poi degustare a piccoli sorsi per concludere il tutto con un bello “sputo” nell’apposita sputacchiera. E poi giù di descrizioni ardite, “terreno argilloso” ,”esposizione a nord est”, “malolattica controllata”, “sentori di vaniglia misti a sella di cavallo”, “viola raccolta in primavera”…e così via! Sarà che la birra io non la sputerei mai (beh insomma se proprio è una schifezza può succedere) ma un bel bicchiere di vetro a calice, fatto bene, e sul “fatto bene” ci ritorno tra qualche riga, è tutto quel che mi serve per godermela senza arrischiare poesie e suscitare l’ilarità dei presenti. Al massimo mi lancio in descrizioni riguardanti i profumi del luppolo, il fruttato degli esteri dovuti alla fermentazione, delle eventuali spezie, la dolcezza del malto, la leggera acidità del frumento e poi l’amaro erbaceo, oppure legnoso, le note di tabacco, uh quante cose si possono sentire e raccontare sulla birra che, per questo aspetti ,non è certo seconda al vino. Ma torniamo al bicchiere “fatto bene”, che deve essere lo strumento per assaporare al meglio la birra, un fedele servitore che nulla toglie e nulla aggiunge alla mia schiuma ed alle mie bollicine. Queste, schematicamente le caratteristiche ideali.
Per un bevitore
  • Perfettamente trasparente, in modo da non modificare il colore della birra
  • Dalle linee curve, senza “spigoli”. Gli “spigoli”, specialmente dove appoggio le labbra li trovo fastidiosi
  • Ben equilibrato sia da pieno che da mezzo vuoto, in modo da non costringermi a giochi di equilibrio ogni volta che lo prendo e lo riposo sul tavolo.
  • Con un vetro del giusto spessore, ne troppo fine (tipico dei calici da vino bianco) ne troppo spesso (come i boccali da birra)
  • Che ci stia il naso! Nei calici troppo stretti la mia “canappia” proprio non ci entra
  • Con una “pancia” evidente, ma non troppo pronunciata per evitare che mi si “sgasi” troppo la birra prima di arrivare alla fine, con conseguente abbattimento prematuro della schiuma
  • Sia italiano, perché una mano alla nostra economia è sempre giusto darla
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Per un gestore publican o organizzatore di eventi
  • Robusto e affidabile, che non si rompa al minimo urto o durante l’asciugatura e non si scheggi, i bicchieri costano!
  • Che entri bene nella lavabicchieri ed abbia una forma che ne consenta un lavaggio ottimale
  • Mantenga la trasparenza a lungo, senza opacizzarsi dopo pochi lavaggi
  • Ben equilibrato, in modo da agevolare il servizio ai tavoli con i vassoi
  • Abbia e mantenga la “giusta” schiuma, consentendo la corretta inclinazione durante la spillatura
  • Disponibile in almeno due misure, la “media” e la “piccola”
  • Sia elegante, in modo da valorizzare la birra ed anche tutto il contesto in cui la si beve
  • Entri con facilità nelle “pochette da collo” per utilizzarlo durante gli eventi
  • Costruito in un “unico pezzo” senza steli incollati
  • Facile ed economico da personalizzare, sia in serigrafia che a laser
  • Abbia un prezzo di acquisto allineato alle quotazioni di mercato
  • Non vi sia l’obbligo di acquistarne migliaia di pezzi
Un bicchiere di questo tipo avrebbe un solo nome “UTOPIA” se non fosse per un pacchettino con 4 calici “crafty” checrafty il postino mi consegnò 15 giorni orsono, con una letterina riportante un’unica parola ! Provaci.
Io non so quanto altri “pacchettini” di questo tipo siano in giro, ma gli oggetti che mi sono ritrovato a “provare” riassumono esattamente i punti di cui sopra. Si tratta di un calice che mi da quello che cerco, il piacere di bermi la mia birra con lo strumento migliore per farlo ed il suo nome (che mi ricorda non a caso quello di un obbiettivo Pentax!) significa “furbo”. Si confermo! è un bicchiere “furbo”, ricco di innovazione e di quei piccoli accorgimenti in grado di renderlo gradevole e utilizzabile senza difficoltà anche dall’utenza professionale più esigente.
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