Non voglio riprendere la trita e ritrita polemica e per chi volesse una mia personale giustificazione "produttiva" consiglio di guardarsi il link qui a destra dal titolo "Il prezzo della birra".
La riflessione che vorrei portare avanti nasce da un altro spunto e riguarda la pagina che appare ormai con cadenza mensile su una nota rivista (ristoranti - imprese del gusto) dedicata alla ristorazione.
Il sig Rodolfo Guarnieri, per altro competente e molto posato nei giudizi, porta all'attenzione dei lettori questa o quella birra, ma non è questo che ha destato la mia attenzione, quanto i prezzi indicati, che, suppongo, siano quelli "consigliati al pubblico".
La più economica è la Menabrea, con la sua bottiglia originale (a me ricorda un distillato) ed il suo chiaro tentativo di "ruffianarsi" l'alta ristorazione, tant'è che si chiama "Top Retaurant". Il prezzo, per il mercato di riferimento è da brivido, soli 3,50 euro a bottiglia da 0,75.La domanda è: uno chef di rango che nel suo locale propone piatti da 15-20 euro cadauno in su con quale giustificazione potrà consigliare una bottiglia che costi così poco?. Non è che l' ufficio marketing di Forst (proprietaria di Menabrea) punti in realtà ad un mercato ben più importante numericamente ed utilizzi "l'alta ristorazione" come veicolo promozionale?
Di certo un marchio così prestigioso, che molti "non addetti ai lavori" percepiscono come "artigianale"non poteva che essere il primo a seguire il trend dei micro italiani (di cui mi sento pioniere). Vedremo gli sviluppi e quanto il consumatore apprezzerà l'operazione.
Segue Birrificio Collesi, con la classica "champagnotta", la classica capsula termoretraibile ed un etichetta molto curata, ci troviamo indubbiamente di fronte al prodotto di un microbirrificio. Anche qui cosa lascia perplessi è il prezzo. Quando mai si è vista una bottiglia a 5.50 euro nella carta di un ristorante?
Ultima la Theresianer, che, per non sbagliare, se ne esce con una bock a 6 euro, confondendo non poco le idee a Pino Friggilovo che stava meditando su quali birre avrebbe potuto mettere in carta.
Cosa ci racconta questa storia?
Che il prezzo è fondamentale per il marketing e per la qualità percepita dal consumatore. La Theresianer ci aggiunge anche un premio recentemente conquistato ed il fatto che riprende l'antica tradizione di Trieste. Molto probabilmente sarà quella che entrerà in carta nel ristorante di Pino Friggilovo, che così avrà "quanto di meglio" offre il mercato" e metterà a tacere quei 4 clienti che gli chiedono un birra buona..
A meno che... a meno che i prezzi non siano "al ristoratore" e quindi richiedano il mitico fattore 2,7 prima di arrivare in tavola. Per cui:
Menabrea = 9,45
Collesi = 14,85
Theresianer = 16,20
Consideriamo che Menabrea potrebbe essere la più "aggressiva" e proporre sconti, promozioni ecc ecc ecco che per il ristoratore si spalanca un prezzo sotto i 10 euro (che non spaventa il cliente) con un utile "interessante" e superiore alla media. Il basso grado alcolico potrebbe inoltre agevolare l'acquisto di una seconda bottiglia...tutto chiaro vero??
Come possono i piccoli micro artigianali contrastare o addirittura uscirne rafforzati da questo "attacco frontale"??
Ho le mie ipotesi che svilupperò per la newsletter UB,(mi hanno strappato l'esclusiva) sperando di arricchirle con le riflessioni che magari scaturiranno da questo Post (al solito pubblico TUTTI, ma non gli anonimi).
Prosit
lelio


14 commenti:
se le "grandi" aprono la strada, per i piccoli sarà più facile percorrerla. se menabrea e c. fanno in modo che al ristorante ci sia anche una carta delle birre, per i micro sarà più semplice farsi aggiungere. se avessero dovuto fare tutto da soli sarebbero serviti investimenti importanti che non tutti possono permettersi.
Di mestiere faccio il mercante e l'osservazione che spesso mi sento fare dai miei clienti ristoratori (e non solo) é: "ma perchè una birra costa come una bottiglia di vino? - Non è che ci stanno prendendo in giro e ci marciano tutti questi micro birrifici che nascono come funghi? "( speriamo, la stagione si avvicina :-) )
In effetti a guardare i prezzi dei produttori europei qualche domanda viene da farsela.
Sbaglio o sono sensibilmente più bassi?
Poi possiamo raccontarci che l' investimento iniziale è alto, che le tasse ci uccidono e tutto l'armamentario di affermazione che di solito segue.
Trovo, comunque. che la questione prezzo sia da dibattere seriamente.
E qui si può fare... :-)
Perchì costa così cara?
La risposta era (secondo me) nascosta nel blog.
Se costasse molto meno, come farebbe un ristoratore a metterle in carta??
Non avrebbe margine sufficiente e svaluterbbe l'immagine del suo locale.
Mettiamoci pure che in Italia la birra artigianale ha volutamente dei prezzi molto elevati (molto più elevati di birre equivalenti prodotte in nazioni con una tradizione più importante della nostra)che sono stati utili a fare l'occhiolino ad una ristorazione "alta" in cui vendere una bottiglia di birra artigianale a 23/27 euro (8/9 euro al beershop) non fa neanche arrossire.Mettiamoci che Slow Food ha pompato questo fenomeno e ha contribuito a creare il mito che la birra rtigianale "costa tanto ma è più buona" ed ecco che si crea il mostro....
Lelio, quindi la tua idea è che la birra artigianale abbia come mercato di riferimento la ristorazione.
Mi perplimo :-)
Quello è UN canale, importante a livello di magine, ma non credo remunerativo sul medio/lungo periodo; sicuramente quello in maggior sofferenza riguardo i pagamenti...(ma questa è un'altra storia)
Fatico a pensare ad una strategia di prezzo basata esclusivamente sul margine da riservare al ristoratore.
Ma, forse, è un mio limite :-)
A dire il vero sto cercando di dimostrare che l'industria sta seguendo il trend artigianale entrando nel canale ristorazione con packaging e immagine più curata e conseguenti prezzi "adeguati".
Poi ognuno è libero di dare la sua lettura sia al mercato attuale che alle mie considerazioni.
L'artigianale italiano non ha mai avuto la volontà di essere per le masse,a differenza di altre realtà con storia e tradizine molto più solide della nostra.Ne è dimostrazione il fatto che i formati con cui tutti sono entrati nel mercato (eccezion fatta per l'esordiente Extra Omnes) è lo 0.75.Formato di per sé inutile per un consumo personale e giornaliero,ma comodissimo per essere proposto in un'enoteca o in un ristorante.L'industriale ha semplicemente fiutato l'affare (per esempio partnership Moretti/Heineken-Eataly)e si propone con le proprie bottiglie (dai prezzi e dalla scontistica sicuramente molto allettanti) in un mercato in cui l'artigianale permette margini di guadagno sicuramente inferiori.
Secondo me l'artigianale non ha mai "potuto" sviluppare volumi tali da consentire prezzi "concorrenziali", ma si è limitato ad occupare una nicchia di mercato fino al 2000 sconosciuta al mondo della birra. Adesso forse potrebbe, ma ci stanno arrivando anche Menabrea e Theresianer (e Amarcord) che si trovano la strada del segmento Super premium" già tracciata da altri.
Preciso, per Andrea, che La bottiglia da 33 era già prodotta da Lorenzo Bottoni, nel suo piccolo birrificio, nel lontano 2004, seguito da molti altri (Ducato, Petrognola, Birra del Borgo ecc ecc)! ExtraOmnes è solo l'ultimo arrivato con queso formato.
Secondo me i piccoli birrifici italiani dovrebbero (contrariamente a quanto in realtà fanno) lasciare proprio perdere il segmento dell'alta ristorazione. Finora ci hanno MANGIATO abbastanza, proponendo bottiglie che persino nei beer-shop arrivano a prezzi vergognosi, ma adesso la miniera d'oro ha cominciato ad attirare l'attenzione dei marchi industriali. Magari sarà un'occasione (forzata) per molti per abbassare il profilo e tornare a far avere alla birra una dimensione meno ridicola e meno da slow-food dei miei stivali.
Ciao, Lelio. Complimenti.
Ma io facevo il 0,375 da quel dì ;-)
Ci sono già state molte polemiche sul prezzo delle artig italiane. La realtà è che i birrai ricchi si contano sulle dita di mezza mano. e questo dovrebbe dare la misura della fondatezza delle polemiche.
Il motivo per cui le artigianali italiane costano tanto è che pochissimi birrai hanno la forza economica per operare su scala molto più ampia ed ottenere costi più bassi.
Credo però che sarebbe un passo avanti se tutti ci ricordassimo bene che le birre citate da Lelio, come altre ancora che si spacciano per tali solo perchè sono ben vestite NON SONO birre artigianali.
Perdonami Lelio ma come dice miche le molti dei birrifici da te citati (eccezion fatta per Ducato) producevano il formato da 37,5 (Extra Omnes è entrata nel mercato producendo solo la linea da 33).
Le linee da 33 sono entrate con l'omonima linea di Borgo (destinata alla grande distrubuzione).
Per ciò che riguarda i volumi,concordo che non si possa fare un paragone tra artigianale e industriale e che quest'ultimo possa praticare politiche dei prezzi ben più aggressive.Tuttavia ormai da quel dì sono passati parecchi anni e tanta birra sotto i ponti ormai ci sono birrifici che producono quantitativi tali da poter praticare prezzi inferiori,tuttavia ciò non viene fatto e non credo che sia una mera casualità.
@Michele
E' vero che birrai ricchi ve ne sono pochi,ma ve ne sono ancor di meno in stato di indigenza....diciamo che sono mediamente benestanti...il che non li rende certamente degli Onassis ma neanche prossimi ad un operaio o un lavoratore dipendente.
Sono imprenditori e come tali si assumono sia il rischio che gli eventuali introiti
confermo quanto ho detto a proposito degli "antesignani della 33cl".
il formato 37,5 dovrebbe essere riservato alle birre confermentazione spontanea (lambic).
Quoto anche il messaggio di Michele che ha sottolineato "giustamente" che le birre di chi parlo nel post non sono "artigianali" se non nel prezzo!
@Lelio
Non era mia intenzione confutare le tue affermazioni,semmai integrarle.
ciao lelio
sinceramente non capisco bene il senso del post.
vuoi forse dire che vedremo della moretti spacciata per una birra di qualità e artigianale?
può essere ma sarà nel ristorante dove ti portano tavernello in bottiglia e vino sfuso re imbottigliato dal ristoratore.
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