Riprendiamo l'intervista,
la cui precedente parte si trova pubblicata sullo scorso numero, a
Luigi Cagio Cagioni hobbista prima e professionista esperto in
seguito del mondo birrario.
Altra importantissima
caratteristica non solamente estetica è la schiuma che, soprattutto
nell'ambito dell'homebrewing, è a volte causa di insoddisfazione.
“Materie prime di qualità fanno sicuramente la loro parte
consistente così come una preparazione attenta del mosto. Aiutano,
inoltre, la rinuncia alla limpidezza tipica delle birre industriali e
la gasatura. Con qualche piccolo accorgimento anche in casa è
possibile ottenere una bella schiuma pannosa”. Una volta preparata
e maturata la birra richiede, poi, un recipiente in cui essere
inserita. I principali sono la lattina, la bottiglia ed il fusto.
Ma
quali sono le differenze, i pro ed i contro? La prima è ottima a
livello ecologico e fornisce un'impeccabile schermatura per la luce,
tuttavia richiede impianti molto costosi. Il fusto, avente le stesse
vantaggiose caratteristiche è però molto limitato nel tempo in
quanto dev'essere consumato in una settimana circa. Per quanto
riguarda le bottiglie, invece, il vantaggio è principalmente
rappresentato dalle infinite possibilità di personalizzazione
(scelta del vetro, etichetta, capsule etc) soprattutto se
consideriamo un'eventuale distribuzione commerciale. Inoltre le
macchine necessarie al procedimento di imbottigliamento hanno un
costo relativamente contenuto ed il prodotto resta ottimo se
conservato al buio e al fresco. Dobbiamo comunque considerare il
fatto che il recipiente, tuttavia, non influenza in modo diretto e
consistente le caratteristiche della bevanda stessa.
Parlando di birra non
possiamo che citare anche la questione relativa ai noti “stili”:
Stout, Pils, Weiss, Ale, Bitter, etc., cosa rappresentano e come si
“cataloga” una birra? Cagio ci risponde “Gli stili veri e
propri si sono standardizzati nei secoli a seconda delle regioni,
delle leggi locali e delle materie prime a disposizione. Adesso
parlare di stili di birra può essere utile a livello didattico, ma
col fiorire dei microbirrifici e l'avanzare delle sperimentazioni si
va molto al di fuori di questi schemi secolari. Io, su tre birre che
produco, ne faccio una aderente allo stile classico, catalogato, e
due che sono reinterpretazioni di stili e scuole diversi.” Dunque
anche per quanto riguarda questo particolare aspetto birrario bisogna
considerare i singoli casi senza per forza rientrare in assetti
predefiniti. La produzione della birra è quindi un mélange
variegato di aspetti che partono sì dal livello tecnico e
strumentale, ma si completano a seconda della costanza, della
ripetizione di prove, della sperimentazione, della creatività, della
volontà di ricerca e soprattutto della passione e della positività
che protendono alla realizzazione di un prodotto in equilibrio tra
tradizione ed innovazione.

Concludiamo l'intervista
domanda a Luigi Cagioni quale sia la sua birra preferita. “Io amo
le birre poco alcoliche e dissetanti, quindi bevo volentieri le Ale
inglesi, le bitter ma quelle da 3,5/4 gradi alcolici oppure le bionde
della Germania e della Rep.Ceca che, pur essendo totalmente diverse
da quelle inglesi, hanno le stesse caratteristiche rinfrescanti.
Altra birra che adoro è una bionda di un collega della provincia di
Torino.”